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GIOCAntartide ti permetterà di imparare giocando e scoprire il continente

App, sviluppata per il Museo Nazionale dell’Antartide – Sezione di Trieste dalla Divulgando S.r.l


Climate in Antarctica from Sediments and Tectonics

CLAST è una applicazione per iPad didattica e interattiva, sviluppata per spiegare argomenti di Geologia e Scienze della Terra.


 

Darwin - L'origine delle specie
Darwin - L'origine delle specie
Darwin - L'origine delle specie
Flexhibit

Far lavorare gli studenti come se fossero dei piccoli scienziati che organizzano una mostra sulle scienze polari.


 

Data: 
27/05/2014

Nell’ultimi 15 giorni sono usciti numerosi articoli su riviste di prestigio (Science, Nature Climate Change, Geophysical Research Letters) sulla riduzione del volume della calotta di ghiaccio dell’Antartide e sul fatto che il collasso di alcuni settori che poggiano al di sotto del livello del mare è iniziato ed il processo è oramai irreversibile.
I dati dei satelliti hanno infatti messo in evidenza che la perdita di volume di ghiaccio in Antartide Occidentale sta accelerando, nella porzione che defluisce nel Mare di Amundsen (Oceano Meridionale settore Pacifico). Dal 2010 al 2013 la fusione dei ghiacci dell’Antartide ha contribuito con 0,45 mm all’anno all’innalzamento del livello del mare, che è attualmente di circa 3,2 mm all’anno. Nel futuro è ipotizzabile un suo contributo sempre maggiore.
L’assottigliamento della calotta glaciale è connesso all’arretramento della linea di galleggiamento (1-2 km per anno) all’interfaccia fra ghiaccio e oceano, dovuto a fenomeni di fusione locali causati dall’arrivo di acque oceaniche “calde” negli ultimi decenni. Questi fenomeni sono stati osservati anche in altre parti dell’Antartide come l’area della Penisola Antartica e dell’Antartide Orientale, ma i fenomeni più macroscopici e più veloci si sono osservati in quei ghiacciai che defluiscono nel Mare di Amundsen.
Tali processi, a causa della geometria della calotta e della morfologia del fondo roccioso su cui poggia, sono stati oramai innescati e sono arrivati ad un punto irreversibile, sebbene il collasso completo delle calotte, che poggiano al di sotto del livello del mare, necessiterà di diversi secoli per completarsi.
L’analisi delle geometrie glaciali dei settori dell’Antartide Orientale (Bacino subglaciale di Wilkes) ha messo in evidenza che anche queste porzioni dell’Antartide, che poggiano al di sotto del livello del mare, sono più vulnerabili di quanto si aspettasse e che, anche in questo caso, una maggiore fusione causata da acque oceaniche più “calde” potrebbe innescare, analogamente all’Antartide Occidentale, un collasso inarrestabile con l’aumento del deflusso del ghiaccio nell'oceano ed aumentare il livello dei mari.
Il collasso della porzione che defluisce nel Mare di Amundsen, nell’Antartide Occidentale, farebbe risalire il livello del mare di 1,2 m, ma questo ritiro dei ghiacci influenzerebbe sicuramente anche la restante parte dell’Antartide Occidentale facendole potenzialmente triplicare il contributo all’innalzamento del livello del mare. Analogamente il collasso della porzione della Calotta che poggia sul bacino di Wilkes porterebbe all’innalzamento del livello dei mari di ulteriori 3-4 m, indicando che anche l’Antartide Orientale potrebbe contribuire significativamente al futuro innalzamento del livello del mare su scala temporale di oltre un secolo e proseguire per migliaia di anni.
La variazione del livello dei mari non è storia nuova per il nostro pianeta: ogni anno si depongono sulle calotte polari precipitazioni nevose equivalenti ad uno strato d'acqua di 6-7 millimetri distribuito sull’intera superficie degli oceani. Variazioni del bilancio di massa, cioè del rapporto tra accumuli nevosi e deflusso dei ghiacciai negli oceani, hanno grande impatto sulle variazioni del livello del mare. Se, per assurdo, entrambe le calotte fondessero, ciò provocherebbe un innalzamento del livello del mare di circa 65 m: atolli, isole, estese pianure deltizie e città costiere densamente abitate verrebbero sommerse.

Ventimila anni fa, quando la terra usciva dall’ultima glaciazione, estese calotte ghiacciate coprivano metà dell’America e dell’Europa settentrionale. La fusione di quest’enorme massa di ghiaccio, in poche migliaia di anni, fece risalire il livello degli oceani di oltre 120 m, con velocità di risalita che per alcune migliaia di anni furono di alcuni metri al secolo. Durante l’ultimo periodo interglaciale (circa 125.000 anni fa), quando la temperatura ai poli era almeno di 2°C più calda del presente, il livello degli oceani era almeno 5 m più alto rispetto all’attuale, principalmente a causa della riduzione delle calotte polari.
La variazione di volume delle Calotte polari prodotta da cause esterne (cambiamenti climatici, livello del mare) ed interne (comportamento dinamico dei ghiacciai) costituisce oggetto di un dibattito scientifico che dura da circa mezzo secolo, ma ha assunto rilevanza solo negli ultimi decenni, da quando cioè si è progressivamente manifestata l’attuale fase di riscaldamento planetario, di innalzamento del livello del mare e se ne è presa coscienza.
Purtroppo, nonostante le recenti importanti ricerche, la comunità scientifica internazionale non è ancora in grado di produrre scenari attendibili del contributo della fusione delle calotte polari all’innalzamento del livello marino. E’ auspicabile che gli sforzi scientifici volti a ridurre queste incertezze vengano intensificati anche a livello nazionale.

Massimo Frezzotti